La storia biblica appare come auto-testimonianza di Israele; nel racconto di quella vicenda storica Israele testimonia di sé e della propria identità.
La questione della veridicità del testimone e della pertinenza dei criteri per la sua valutazione: la veridicità del testimone nella storia biblica non si gioca nella riproduzione oggettiva dei fatti, ma nell’interpretazione dei fatti; nella capacità di coglierne il senso (teologico).
E dove sta la verità dei fatti narrati nella Scrittura? La verità storica è nell’interpretazione degli eventi, non nella ricostruzione della loro precisa fisionomia.
Il concetto di “esattezza” e il concetto di “verità”. Il frutto della storiografa biblica (la Sacra Scrittura) non è ispirato (e poi canonico) in quanto “esatto” nelle informazioni contenute circa gli eventi, ma in quanto “vero” nella percezione del senso di quegli eventi.
A noi comunità di fede cosa interessa? Conoscere la fisionomia precisa dei fatti o il senso dei fatti? Cosa alimenta la nostra fede?
“Quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l’uomo sulla terra e da un’estremità all’altra dei cieli, vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa? 33Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco, come l’hai udita tu, e che rimanesse vivo? 34O ha mai tentato un dio di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un’altra con prove, segni, prodigi e battaglie…..? 35Tu sei stato fatto spettatore di queste cose, perché tu sappia che il Signore è Dio e che non ve n’è altri fuori di lui.“
Riflessione di Don Claudio
(Deut. 4,7. 32-35)
Che cosa significa “Storia della salvezza“?
Che tipo di storia si ha nel racconto biblico?
Quale affidabilità si può riconoscere al testo biblico?
Quali gli snodi decisivi della Storia di Israele?

